Roma, 13/10/2010
"Quando Carlo Azeglio Ciampi lasciò, al compimento del settimo anno, la Presidenza della Repubblica, non volle portare con sé un solo documento del settennato. Preferì lasciare al Quirinale tutte le carte che davano notizia del lavoro svolto in quegli anni.
Non conosco le ragioni del suo gesto, che, per quanto ricordo, non ritenne necessario comunicare ad altri. Ho a mente le asciutte parole, che non ammettevano replica, rivoltemi quando gli chiesi che cosa sarebbe stato di tutta la documentazione dell'opera svolta: 'Lascio tutto qui, non mi porto a casa niente. Ho fatto lo stesso al termine del mio mandato in tutte le diverse istituzioni nelle quali ho operato'.
D'istinto, mi parve di riconoscere in questo comportamento una motivazione di fondo, che giudicai tipica della visione che Ciampi ha avuto di tutti i suoi incarichi pubblici. L'istituzione, per Ciampi, è sempre venuta prima di chi era stato chiamato a ricoprirla. Una volta compiuto il proprio dovere, il lavoro svolto non gli apparteneva più, apparteneva alla storia dell'istituzione, che ne rimaneva unica proprietaria. Credo ancora che l'interpretazione di quel gesto di addio fosse corretta. E poi Ciampi non si è mai guardato indietro, ha sempre guardato avanti, alla nuova sfida che gli si offriva.
Una sola cosa Ciampi si portò a casa: il suo 'diario'. Si trattava delle agende su cui scriveva di suo pugno, ogni sera, un'annotazione assai sintetica sulle persone incontrate e sugli eventi di quella giornata. Aveva incominciato a tenere questo 'diario' nel 1977, pochi mesi dopo essere stato nominato Vice Direttore Generale della Banca d'Italia. Dal momento in cui gli era stato affidato quell'incarico, spiega una persona, a lui vicina, aveva avuto il potere di prendere decisioni talvolta importanti, di cui riteneva di dover ricordare le circostanze. La registrazione dei fatti poteva talvolta contenere un implicito giudizio di merito. Ma più spesso si trattava di una sorta di sintetico, preciso promemoria.
Carlo Azeglio Ciampi ha ora deciso di consegnare all'Archivio del Quirinale anche i suoi diari. Un dono prezioso, al quale si applicherà però la regola valida per tutti gli archivi pubblici: il divieto di consultazione, salvo il consenso dell'autore, per quattro decenni. Il Presidente Ciampi ci ha tuttavia autorizzati a trascrivere sul sito del Quirinale tre annotazioni, da lui stesso scelte come tipiche: quelle relative all'affare Calvi, del giugno 1982; alla sua elezione a Capo dello Stato, il 13 maggio 1999; alle giornate del 7 e 8 giugno del 2001, relative alle consultazioni che portarono all'incarico di formare il governo a Silvio Berlusconi, e al dramma vissuto l'11 settembre sotto l'incalzare delle notizie degli attacchi terroristici a New York e Washington. Il lettore rimarrà con la curiosità di conoscere il resto".
A.L.
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